mercoledì, 22 novembre 2006
author: Ana87 @ 17:52
category: politica, libri, storia
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Un itinerario lungo sessant’anni. Nicola Rao, giornalista Rai, racconta in La Fiamma e la Celtica (Sperling e Kupfer Editori, in tutte le librerie italiane, ma da acquistare soprattutto nel circuito delle librerie alternative: Europa e Testa di Ferro di Roma, Ar di Salerno, Controcorrente di Napoli, Terra di Thule di Bari e nei centri di diffusione libraria di area di tante province) radici, storie ed idee del variegato mondo della destra. Tra partito (il Movimento sociale italiano), giornali (il Secolo d’Italia, ma anche Rivolta ideale ed i tanti periodici fascisti e neofascisti del dopoguerra), organizzazioni giovanili, movimenti extraparlamentari, il libro ripercorre con scrittura fluida e travolgente, con testimonianze dirette dei protagonisti, il vissuto politico di chi ha scelto di posizionarsi a destra nel panorama politico del dopoguerra.
Dal solenne funerale del Comandante, Peppe Dimitri, esempio autentico di “uomo di milizia”, al rapporto tra Evola ed il Msi, alla questione mediorientale, all’analisi dell’almirantismo (prima e dopo la conquista della segreteria nazionale del Partito), passando per la Nuova Destra ed il diario di Emanuela (baby militante degli anni di piombo) fino ai giorni nostri, con l’evoluzione del Msi in An (per non parlare delle esperienze movimentiste dei centri sociali di destra, da PortAperta a Casa Pound) è possibile conoscere tutte le tappe fondamentali dell’arcipelago della destra plurale italiana.
Rao, nelle conclusioni, si pone una domanda irrituale e per niente retorica. “Chissà se quella mattina di marzo del 1919 un socialista massimalista in rotta con il suo vecchio mondo immaginava che avrebbe dato vita ad un’idea che dopo novant’anni avrebbe continuato ad affascinare centinaia di migliaia di suoi connazionali…”. L’interrogativo meriterebbe un approfondimento diverso dalle coordinate di una recensione, ma di sicuro questo libro (una riedizione riveduta ed ampliata di Neofascisti, edito da Settimo Sigillo di Enzo Cipriano nel 2000) fornisce una gran mole di elementi, storie e immaginario di generazioni e generazioni di militanti che scelsero di lottare contro l’ingiustizia sociale e per difendere la dignità nazionale su posizioni anticonformiste, di destra (con tutti i limiti di una classificazione adottata soprattutto dagli osservatori politici e dai giornalisti, che non rendeva completamente il vitalismo e la voglia di futuro di tanti uomini contro vento e sistema).
Due postille alla lettura di un testo che dovrebbe essere custodito nella biblioteca del buon militante di Azione Giovani, insieme a buona parte dei riferimenti bibliografici che accompagnano ogni capitolo del libro.
La prima nota riguarda la definizione che lo storico Franco Cardini elabora per inquadrare il suo impegno e quello di una generazione di ribelli (il testo è del 1960). “Incontrai da solo il fascismo: un fascismo a mia immagine e somiglianza. Un tempo ho detto a Vittoria Ronchey che, se i suoi figli erano stati un tempo dei marxisti immaginari, io ero stato, tra gli anni Cinquanta e Sessante, un fascista immaginario. Il mio fascismo era tutto lealtà, tutto altruismo, tutta dedizione ai poveri e gli oppressi: ero una specie di Balilla Vittorio che nel 1953 si era incontrato con la crisi di Trieste ed aveva iparato che cos’erano le foibe e nel 1956 si era innamorato dell’Ungheria e della causa ungherese e aveva divorato Peccatori di Kormendi e I sogni muoiono all’alba di Montanelli”.
La seconda nota è di Giano Accade, “il leone della destra italiana”, pubblicata sul Secolo d’Italia e sul mensile Area: “La nostra forza non era nell’eccesso, che caratterizza le macchiette, ma nella ragionevole moderazione della gente seria, che in fin dei conti ci ha fatto rispettare. Tante cose sono superate, da riporre nell’archivio della storia, ma quel solido equilibrio vale ancora, e a maggior ragione, nel Duemila”.
Buona lettura
http://www.azionegiovani.org/